NEIL YOUNG: UN RITRATTO

La rivista Rolling Stone, selezionando i 10 songwriters più influenti di tutti i tempi, ha posizionato Neil Young al 6° posto, e il nome del cantautore o il titolo dei suoi album appaiono costantemente nelle classifiche stilate dalla storica rivista americana decennio dopo decennio. Questo serve solo da esempio per avere un'idea della rilevanza di Neil Young nell'epoca della musica Rock; in più si potrebbero citare premi e riconoscimenti, non ultimo un Grammy Award vinto per una canzone di produzione recentissima.

La figura di Neil Young è alquanto erratica e di difficile descrizione, e così la musica da lui prodotta. Nato e cresciuto in Canada tra prateria e città, la sua influenza e il suo interesse musicale è costituito essenzialmente dalla musica roots e dai musicisti “faro” dei primi anni Sessanta («Mentre crescevo in Canada ascoltavamo il country alla radio. Poi per un po' ci furono i Beatles»[1]. «Non sarò mai come Bob Dylan. Lui è il maestro»[2]).
A differenza di essi, Young non è mai stato “mitizzato”; non rientra tra quei
maìtre a penser musicali che, «a pieno titolo, hanno espresso […] le filosofie di almeno due generazioni»[3]. Questo per vari motivi. Il suo ingresso nella musica di livello internazionale avviene nel 1966 come parte dei Buffalo Springfield, poi nel 1969 come solista, quando l'esplosione generazionale degli anni Sessanta è già avvenuta e, inevitabilmente, tutte le figure successive sono già figlie di quella scena. Young è considerato un artista degli anni Settanta e non dei Sessanta. «La generazione dei nuovi cantautori è figlia diretta della scena californiana […]. La figura del cantautore solitario, del loner, per dirla con Neil Young, si afferma negli anni Settanta come risposta alle “famiglie” collettive […] del decennio precedente»[4].
In secondo luogo, il suo songwriting si rivolge più facilmente all'intimismo, alla ricerca personale, che all'allegoria e simbolismo sociali, o comunque, solitamente, li “filtra” attraverso immagini del tutto personali (sebbene nei movimenti pacifisti degli anni Settanta, con canzoni-simbolo quali “Ohio” si sia fatto portavoce di situazioni ben precise, e abbia continuato ogni tanto ad affiancarsi alla
protest-song fino ai giorni nostri, con Living With War). Young non risulta nemmeno molto legato a quella “poesia di strada” di provenienza beat da cui sono partiti altri musicisti-icona (per esempio Patti Smith, oltre naturalmente a Dylan).
Guardando invece alla definizione che dà Umberto Eco della «canzone colta di consumo», in essa vi rientrano Young, Dylan, Smith e tanti altri della loro epoca, fino al nostro Fabrizio De Andrè. Ovvero artisti che rappresentano «l'opzione colta» della musica che «la gente si raccoglie per ascoltare, […] primo gradino verso una educazione ulteriore del gusto e dell'intelligenza, attraverso il quale ardire a esperienze più complesse»
[5].
Molti critici, poi, osservando l'evolversi della sua produzione, hanno definito Young come l'ultima rockstar nata nei Sessanta ancora credibile[6], capace come nessun'altra di influenzare la nuova generazione rock dei Novanta, e la cui capacità di reinventarsi batte persino Dylan[7]. Il suo percorso discografico è infatti quanto di più singolare, dettato solamente dalla coerenza verso se stesso, da un “procedere a sfondamento” e dallo sprezzo di qualunque imposizione e moda esterna.
Ed è proprio qui che risiede il principale motivo del quasi inspiegabile dualismo tra fama (e importanza storica) e assenza del mito (con il suo peso mass-mediatico): Young ha sempre provveduto a smantellare la propria celebrità dopo averla raggiunta.
«Ogni volta che costruivo qualcosa mi adoperavo per distruggerla prima che la gente potesse dire “Questo è Neil Young”. Non voglio essere definito in poche parole.»[8]
A ciò va aggiunta l'ostilità di Young verso i mass-media, specie nel periodo dell'ascesa di MTV e degli sponsor, tra Ottanta e Novanta. «Qualcuno viene fuori con una grande canzone, e poi magari la senti in un fottuto spot. […] È solo un fottutissimo prodotto»[9]. E proprio con una canzone in questo atteggiamento, “This Note's For You” (1988), MTV gli conferisce il premio per Miglior Video; eccentricità come questa segnano l'intero suo percorso.
Non meno importante, infine, è l'aspetto musicale che caratterizza Neil Young, un approccio chitarristico originale e immediatamente riconoscibile. Da un lato il dualismo acustico-elettrico (o, come è stato definito, rurale-urbano[10]), dall'altro il suo vero e proprio modus operandi, nell'uso dello strumento e nell'approccio all'esecuzione e all'incisione. Young è ispirato dalla passionalità e dalla spontaneità piuttosto che dal virtuosismo tecnico; tanto in concerto quanto in studio ha fatto suo il concetto di suonare “dal vivo”, con editing essenziale, niente orpelli e solo gli overdubs strettamente necessari.
«Come chitarrista elettrico è anche un formidabile “narratore”, forse l'unico, non tanto per qualità strettamente tecniche, quanto per la sottile e visionaria capacità di trasformare l'assolo in un racconto interiore, talvolta epico. Come Hendrix, Young espande il lessico della chitarra elettrica, […] scavo all'interno di una melodia, di uno stato d'animo […], Young dimostra che la tecnica non può mai essere un fine […]»[11]
«Neil Young, […] capace di far crescere il mito del loner al punto di diventarne la virtuale incarnazione, […] non ha mai smesso di cercare un penetrante ritratto dell'America. Ha raccontato la fine dei sogni del movimento giovanile, l'orrore della droga, il tradimento della politica, ma anche la speranza, l'amore, la capacità di un'intera generazione di sopravvivere a se stessa e ai propri disastri. Young è stato uno dei pochi […] ad aver addirittura vissuto al fianco dei giovani eroi la stagione del grunge, ad aver interpretato a suo modo il revival acustico e quello del country, ad aver scherzato e giocato con il rock 'n' roll del passato e l'elettronica del futuro. Non tutti i suoi dischi sono stati allo stesso livello […] ma sono proprio la sua incapacità a farsi ridurre entro uno schema, la sua irriducibile volontà di vivere la musica in tutte le sue forme, a fare di lui uno dei più grandi eroi del rock, un artista dal quale è impossibile prescindere […]»[12]


Neil Young nasce a Toronto il 12 novembre 1945. La sua gavetta nella musica inizia con band locali, in particolare gli Squires intorno al 1964, coi quali incide un primo singolo e contribuisce con canzoni scritte di suo pugno.
Nel 1966 insieme a Stephen Stills, Bruce Palmer e altri, decide di tentare la via del successo a Hollywood. In poche settimane e i Buffalo Springfield sono già sulle scene ottenendo la reputazione di “Beatles americani”. Alle hits si affiancano i brani intimistici e disillusi di Young, il quale «scrive canzoni sul diventare star prima ancora di esserlo»[13]. La breve vita del gruppo si snoda tra fama, denaro, droga e litigi, e tutto ciò emerge in canzoni come “Mr. Soul”, “Broken Arrow”, “Out Of My Mind” e “Burned”, dove Young esterna i propri conflitti nella forma psichedelica della musica del periodo. In meno di tre anni e tre dischi lampo, i Buffalo sono storia.


N. Young, R. Furay e S. Stills nei Buffalo Springfield (ca 1966)

Young, che nel frattempo ha già iniziato a collaborare con Jack Nitzsche, fa il suo vero debutto nel 1969 con due album. Prima Neil Young, risultato di lunghe sovraincisioni in studio (un'esperienza mai più ripetuta) con Nitzsche, Ry Cooder e altri della scena californiana. Poi con Everybody Knows This Is Nowhere, registrato in presa diretta con una band, i Crazy Horse (Danny Whitten, Ralph Molina, Billy Talbot), che Young conosce e chiama con sé nel corso dell'anno, e nei quali trova il suo ambiente ideale. Il tratto tipico di Young risiede già nell'estrema diversità di questi due album, accomunati solo dall'essere figli della scena psichedelica di Laurel Canyon, dove vive Young (conoscendo, tra gli altri, Charles Manson).
Sempre nel '69 si unisce a Crosby, Stills & Nash, cosa che frutta ad entrambi un salto di popolarità, e con loro produce
Deja Vu (1970), che ottiene un successo oltre misura, poi il singolo di protesta “Ohio”, il live 4 Way Street (1971), e un altro singolo di timbro politico, “War Song”, insieme a Nash.

N. Young e D. Whitten (ca 1970)

Intanto la sua produzione solista procede con grande spinta creativa. Il terzo album vede Young nel suo nuovo ranch sulle colline di San Francisco, dove risiederà per il resto della vita.
After The Gold Rush (1970) è forse il suo maggior successo di critica, disco intriso della malinconia e della visionarietà della West Coast dei primi Settanta e di tutto ciò che essa rappresenta nell'intimismo del cantautore. Il tono dell'album varia tra l'acustico (“Don't Let It Bring You Down”, “After The Gold Rush”) e l'elettrico (“Southern Man”, “When You Dance I Can Really Love”), ovvero il tratto del disco tipico younghiano.

Alcuni problemi alla schiena e sessions occasionali, tra Nashville, Londra e il ranch (con musicisti che continueranno sempre a collaborare con Young, come Ben Keith), confluiscono nel successivo Harvest (1972). È il successo commerciale per eccellenza; tutti i brani sono celeberrimi: “Old Man”, “Harvest”, “The Needle And The Damage Done”, “Alabama” e “Heart Of Gold” (il primo e unico singolo #1 della sua carriera).
Tra i testi di questo periodo spiccano quelli di denuncia o riflessione verso eventi politici e sociali, da cui emerge la capacità di Young di scrivere versi dotati di un impatto visivo potente ma talvolta velato, utilizzando forme espressive del tutto sue; nonché di saper riflettere con sarcasmo sulla sua posizione controversa di star “impegnata”. È anche da qui che Young trae lo spunto per il suo primo film,
Journey Through The Past, un mosaico di immagini surreali, aneddoti e momenti di vita abbastanza sconcertante, e incompreso da pubblico e critica.

La fama e le tensioni che ne derivano portano Young a entrare nel cosiddetto “periodo oscuro”. Colpevole è anche la morte per droga di Danny Whitten, chitarrista dei Crazy Horse, per la quale Young si sente responsabile, seguita poco dopo da quella di Bruce Berry (un roadie di CSN&Y). Così il cantautore si chiude in se stesso, la sua vena creativa si sposta su tematiche di morte e droga, con risultati in seguito elogiati (considerati precursori del punk) ma che, in quel momento, allontanano molto del suo pubblico: Time Fades Away (1973) e Tonight's The Night (1975 ma registrato due anni prima) e i relativi tour, canzoni come “Tonight's The Night”, “New Mama”, “Speakin' Out”, “Last Dance”, “Tired Eyes”.
On The Beach (1974), il più rilassato della “trilogia nera” (“Walk On”, “Ambulance Blues”, “See The Sky About To Rain”) torna a ottenere il favore del pubblico. Anche il gigantesco tour di reunion con CSN&Y, nel 1974, è instabile e segnato dall'abuso di droghe e dalle controversie; il quartetto vivrà sempre momenti alterni. Vani sono anche i tentativi di un nuovo disco in studio.



L'emersione definitiva dall'isolamento avviene nel 1975, quando Young rompe la problematica relazione con la compagna e trascorre vari periodi sul mare. L'elemento naturale (canzoni sull'America precolombiana e più in generale riferimenti a un'intima dimensione naturale, un'armonia da riscoprire) appare regolarmente nella produzione successiva, che ha ampia varietà di tematiche ma è omogeneamente positiva, chiaramente figlia di un momento di equilibrio, piena soddisfazione artistica e controllo di sé.
Tra il 1975 e il 1978 il materiale composto e inciso da Young è vasto e variegato ma la discografia non ne è linearmente rappresentativa.
Zuma (1975, ritorno dei Crazy Horse con Frank Sampedro al posto di Whitten) è un album compatto che ne sancisce il ritorno sulle scene (“Cortez The Killer”, “Barstool Blues”). American Stars 'n Bars (1977) assembla brani di varia provenienza e timbro (“Like A Hurricane”, “Will To Love”). Comes A Time (1978) è il risultato di riarrangiamenti voluti dalla casa discografica (“Human Highway”, “Comes A Time”) e riscontra grande successo di pubblico. Altre canzoni vengono incluse in Long May You Run (una collaborazione con Stills del 1976) e in Decade (antologia del 1977), mentre alcuni dischi rimangono inediti (Chrome Dreams, Homegrown, Countryside/Oceanside) e vengono in parte riciclati in altri album.
Nel 1979 escono
Rust Never Sleeps e Live Rust, entrambi con i Crazy Horse, una simbolica chiusura per i Settanta. Nell'inno “la ruggine non dorme mai” c'è la necessità artistica di cambiare senza farsi intimidire dalla novità: la soluzione di Young ai suoi tormenti d'inizio carriera, e un monito che seguirà all'estremo nel decennio successivo. L'album, che contiene “My My Hey Hey”/“Hey Hey My My”, “Powderfinger” e “Thrasher”, vince il Rolling Stone Music Award del 1979 e si classifica Album dell'Anno; Young è al primo posto come Miglior Artista, Miglior Autore e Miglior Cantante.[14]

R. Molina, B. Talbot, F. Sampedro e N. Young (ca 1975)

Nel corso del '79 iniziano gravi problemi familiari, in particolare la nascita di un secondo figlio con paralisi cerebrale, che tiene impegnato il musicista nei due anni successivi in un programma di aiuto che prevede l'uso di sistemi elettronici. Durante questo periodo egli non lascia trapelare nulla della sua vita privata, e i motivi dietro gli sperimentalismi che pubblica nei primi anni Ottanta si potranno comprendere solo in retrospettiva.
In questo periodo Young termina anche il suo secondo lungometraggio, avviato da diversi anni, Human Highway, una sorta di commedia surreale di scarsissimo successo.
Hawks & Doves (1980) assembla brani di varia derivazione e mostra uno Young simpatizzante verso la politica reaganiana, con conseguente sconcerto del suo pubblico dei Settanta. Reactor (1981) mixa il sound dei Crazy Horse con la manipolazione elettronica, e segna anche la rottura con la Warner Bros. in favore della Geffen Records.
Con Trans (1982), fatto di vocoder e campionamenti, il Neil Young dei Settanta sembra svanito. La Geffen inizia subito a boicottarlo arrivando persino, pochi anni dopo, a fargli causa per “non essere più rappresentativo di se stesso”. La produzione di Young è un continuo beffeggiare la casa discografica in nome di apparenti esercizi di stile che celano la ricerca di un se stesso smarrito. «Ero veramente a mio agio con le cose che facevo negli anni Ottanta, nonostante sia stato sputtanato a causa di esse. Perché sentivo ogni cosa che facevo.» «[...] posso cogliere dalle esperienze intorno a me e poi, calandomi in qualcun altro, un altro personaggio, posso esprimere diverse sensazioni.»[15]

Ne conseguono il rockabilly di Everybody's Rockin' (1983) e l'omaggio al country di Old Ways (1985), il cui lunghissimo tour con una band chiamata International Harvesters è comunque un successo di pubblico (ne darà dimostrazione il live A Treasure, 2011). Quindi è la volta del rock elettronico di Landing On Water (1986) e Life (1987 con i Crazy Horse). In quest'ultimo tour con gli Horse, Young gira anche il documentario Muddy Track, inedito.
Nel 1988 la disintossicazione di David Crosby porta finalmente alla reunion di Crosby, Stills, Nash & Young per il disco American Dream, che però risulta un passo falso, snobbato da pubblico e critica.
Va aggiunto che nella seconda metà degli anni Ottanta, Young si occupa della fondazione della Bridge School per i bambini autistici e di Farm Aid (insieme a Willie Nelson, John Mellencamp e Dave Matthews) a supporto della piccola agricoltura americana; entrambi organizzano concerti di beneficenza ogni anno con numerosissimi musicisti.
L'ostilità nei confronti della televisione e del mondo falso che sta dietro il business musicale e gli sponsor, si concretizza definitivamente quando Young sembra rientrare nei suoi canoni più tipici. Il primo passo è il rhythm & blues di
This Notes' For You (1988), che segna anche il ritorno alla Warner; la provocatoria title-track vince, ironicamente, un MTV Award come miglior video.



Nel 1989 con l'hard-rock di
Eldorado (un EP a tiratura limitata) e poi il variegato mix di generi dell'album Freedom (“Rockin' In The Free World”, “No More”, “Crime In The City”, “Too Far Gone”), Young traccia un ritratto duro della società americana nei giorni della Guerra del Golfo, tornando alla popolarità e, anzi, guadagnano dalle nuove generazioni musicali (Pearl Jam, Sonic Youth, Dinosaur Jr, Nirvana) la nomina di “Padrino del Grunge”.
Il travolgente ingresso di Young nei Novanta viene consacrato ulteriormente con il furioso ritorno dei Crazy Horse in
Ragged Glory (1990, “Fuckin' Up”, “Love And Only Love”) e nel successivo live Weld, a testimonianza del suo tour più rumoroso e sfrenato, che gli causa problemi all'udito.
Anche a causa di ciò nel 1992 Young fa ritorno nelle calme acque del folk-rock acustico con
Harvest Moon, registrato con la stessa formazione di Harvest a vent'anni di distanza, che diventa immediatamente un nuovo classico (“From Hank To Hendrix”, “Harvest Moon”, “You And Me”). L'anno dopo esce il concerto acustico Unplugged (1993) e un'antologia con rarità del periodo Geffen, Lucky Thirteen.



Quelli a seguire sono anni di intensa attività e fruttuose collaborazioni con molti artisti. Il 1993 vede Young sul palco insieme a Booker T & The MG's (famosa soul band anni '60 di Memphis), ma l'unione non porta a un'uscita discografica.
Lo sperimentalismo grunge e la morte di Kurt Cobain sono alla base di
Sleeps With Angels (1994 con i Crazy Horse), la più oscura e ispirata opera del decennio secondo molta critica (“Prime Of Life”, “Change Your Mind”). Dalle sessions il regista Jonathan Demme trae il breve film The Complex Sessions. Young compone inoltre “Philadelphia” per l'omonimo film di Demme, ottenendo una nomination all'Oscar.

Un'ulteriore collaborazione consacra l'amicizia tra Young e Pearl Jam, che si incontrano alla cerimonia di introduzione di Young nella Rock 'n' Roll Hall of Fame, all'inizio del 1995. Mirror Ball viene composto e registrato nel giro di pochi giorni; la band accompagna la chitarra e i testi di Young. Seguono diverse apparizioni dal vivo; un album live e un film vengono preparati ma rimangono inediti.
Nel 1996 la morte di David Briggs, produttore dei Crazy Horse sin dagli esordi, spinge la band a ritrovarsi per un nuovo lavoro,
Broken Arrow (piuttosto sottovalutato dalla critica) e a lunghi tour mondiali che vengono documentati dal regista Jim Jarmusch in Year Of The Horse. Nello stesso periodo Young compone per Jarmusch la colonna sonora strumentale del film Dead Man.
 
I due anni seguenti Neil Young li trascorre fuori dalle scene, dedicandosi soprattutto al progetto Archives (nato alla fine degli Ottanta), mirato a ordinare cronologicamente tutto il materiale registrato nel corso della carriera, specie quello inedito, per vari box set retrospettivi. Lavorando al materiale più vecchio, Young e Stephen Stills assemblano un primo box dedicato ai Buffalo Springfield (2001).
L'occasione conduce a una reunion di CSN&Y e al disco
Looking Forward (1999, che ottiene recensioni miste, a differenza del tour di grande successo), a cui Young contribuisce con alcune canzoni acustiche composte negli ultimi anni. Altre vanno a costituire il suo album di ritorno, Silver & Gold (2000, tra cui “Silver & Gold” e “Razor Love”).

Dopo un tentativo abortito per un disco con i Crazy Horse (Toast), Young torna sul palco e questa volta anche in studio con Booker T. Ne deriva Are You Passionate? (2002) che contiene un singolo (“Let's Roll”) dedicato ai passeggeri del volo dirottato dell'11 settembre 2001. Questo album rappresenta la prima delle altalenanti produzioni del nuovo decennio, che in gran parte spaccheranno in due l'opinione di pubblico e critica. Pur restando nei suoi “canoni” (lontano dalle bizzarrie degli Ottanta), Young li porterà a nuovi estremi, non sempre compresi.
Greendale (2003) è una rock-opera, un concept a tematica ambientale e politica che Young scrive e incide di getto (con parte dei Crazy Horse), e a cui fa seguire un film recitato da amici e colleghi e un tour mondiale con attori sul palcoscenico.
Nel 2005 avvengono due fatti importanti nella vita privata del songwriter: la morte del padre (Scott Young, giornalista canadese) e l'operazione per un aneurisma cerebrale. Le composizioni del periodo si rivolgono al passato e al traguardo della terza età (Young compie infatti 60 anni), e vanno a costituire
Prairie Wind, registrato insieme alla crema dei musicisti di Nashville, dove viene suonato dal vivo in anteprima. L'occasione viene filmata da Jonathan Demme in Neil Young: Heart Of Gold (2006), che apre una trilogia di film che il regista dedica al cantautore.
 
Il successivo, discusso Living With War (2006) è un instant-record (dove alla cura sonora viene preposta la velocità di pubblicazione) di protesta contro la presidenza di Bush. Al disco fa seguito un dibattuto tour di CSN&Y e il relativo film documentario CSNY/Deja Vu (2008, esce prima delle elezioni di Obama).
Nel 2007 Young parte per lunghi tour in tutto il mondo che proseguono quasi ininterrottamente fino al 2009, accompagnato da vari musicisti di supporto; Jonathan Demme ne trae un secondo film concerto, Neil Young Trunk Show. Intanto Young incide Chrome Dreams II (2007), album nel suo stile più tipico con episodi acustici ed elettrici (“No Hidden Path”, “Spirit Road” e qualche inedito del passato tra cui la torrenziale “Ordinary People”).


 
Il successivo e poco apprezzato Fork In The Road (2009) è ispirato dal progetto LincVolt, avviato da Young al fine di sviluppare un motore elettrico per le automobili.
Dal 2006, inoltre, iniziano finalmente le pubblicazioni dell'immenso progetto Archives, in ballo da un ventennio. Circa a cadenza annuale escono live d'epoca (Live At Massey Hall 1971 è quello che ottiene più successo commerciale) e, nel 2009, il primo box set Archives Vol.1 (che vince un Grammy per l'innovativo design bluray).
Nel 2010 Young ottiene alcuni riconoscimenti sia musicali che umanitari (tra i quali Person of the Year ai Musicares Award) e diversi tributi da parte di altri artisti. Nel corso dell'anno muoiono Larry Johnson (produttore) e Ben Keith (alla pedal-steel dai tempi di Harvest). Si rivela un anno cruciale e, nuovamente, un punto di svolta personale e musicale.

L'incontro con il celebre produttore Daniel Lanois porta Young a rivedere l'arrangiamento di nuove canzoni; l'album Le Noise (2010, un Grammy Award come Miglior Canzone Rock per “Angry World”) propone brani solistici eseguiti con chitarra elettrica distorta e suoni manipolati elettronicamente. È il maggior successo dell'ultimo decennio e la particolare sperimentazione viene anche portata in tour, durante il quale Jonathan Demme filma l'episodio finale della sua trilogia sul songwriter canadese, Neil Young Journeys. 
Nel 2011 esce il live d'archvio A Treasure, ma è soprattutto l'anno di una reunion lampo con i Buffalo Springfield (ovvero dei membri che ne rimangono: Young, Stills e Richie Furay). Dopo alcune date che riscuotono interesse si mormora di un tour che, però, non si realizza. Young è già passato al progetto successivo: il ritorno dei Crazy Horse.
Tra la fine del 2011 e il 2012, la band si riunisce regolarmente a registrare (nelle notti di luna piena, secondo la tradizione younghiana) e produce ben due album: Americana, una raccolta di folk-songs tradizionali reinventate dagli Horse, e Psychedelic Pill, un doppio album di brani composti durante le sessions, con lunghe jam dal sapore malinconico. Gli Horse sollevano grande interesse e ottengono recensioni e posizioni in classifica molto positivi. Il tour, chiamato Alchemy, prende il via in estate e prosegue fino alla fine dell'anno. Alla fine del 2013 esce Waging Heavy Peace, autobiografia dove Young racconta la sua vita con uno stile a collage, dai giorni degli Squires fino all'ultimo suo progetto: il player musicale ad alta qualità Pono, che in seguito viene lanciato sul mercato.

Il 2013 vede uscire Live at Cellar Door, altro tassello nella serie Archives. Il 2014 si apre con un progetto di cover di brani roots che hanno un forte significato personale. A Letter Home è un disco inciso con la modalità degli anni 40, in mono, e risulta piuttosto ostico all'ascolto, pur contenendo interpretazioni e brani eccellenti. Sempre lo stesso anno Young azzarda un'altra sperimentazione sonora incidendo con un'orchestra sinfonica e una big band: il risultato, Storytone, è intriso di canzoni d'amore e malinconia legate al divorzio con Pegi e alla nuova relazione con l'attrice Daryl Hannah.
Il 2014 è anche l'anno del box set CSNY 1974 (che vede alcune rarità del catalogo younghiano), di un bel tour con i Crazy Horse (senza Talbot, in convalescenza per un lieve ictus) e di un intenso attivismo pro-ambiente, che culmina nel 2015 con il nuovo progetto di Young, accompagnato questa volta dai Promise of the Real di Lukas Nelson. The Monsanto Years, il disco che scaturisce dalla collaborazione, è un grido d'accusa verso il monopolio dell'agricoltura, l'uso di OGM e la distruzione ambientale, e viene accolto con forti obiezioni. I due brevi tour che Young e la band intraprendono nel corso del 2015 sono invece tra i più intensi e sorprendenti dell'intera sua carriera. Tanto che, l'anno dopo, il gruppo sbarca in Europa per un tour fenomenale e nel mentre pubblica Earth, disco live remixato con suoni naturali e sovraincisioni. Alla fine del 2016 Young pubblica un nuovo album di inediti, per lo più acustico, sempre a tema ecologico e politico: Peace Trail.
All'inizio del 2017 emergono delle indiscrezioni a proposito di alcuni problemi di salute non gravi che tuttavia spingono Young ad annullare le apparizioni pubbliche e addirittura cancellare l'organizzazione del Bridge Benefit Concert. In estate viene rilasciata su internet un'altra protest-song registrata insieme ai Promise of the Real e a un'orchestra sinfonica, "Children of Destiny", che suscita come al solito reazioni contrastanti. A settembre esce Hitchhiker, sessione acustica del 1976 prodotta da David Briggs contenente le versioni embrionali di alcuni classici, rarità e un paio di inedite (primo di una serie dischi inediti del passato con la quale, in teoria, dovrebbe proseguire a breve l'uscita di materiale d'archivio).


Note
[1] N. Young, in una video-intervista pubblicata su www.msnmusic.com, 2011
[2] intervista di J. Tyrangiel, in Time, 2005
[3] Saggio di R. Giuffrida e B. Bigoni, in Fabrizio De Andrè – Accordi eretici, Rizzoli 2008
[4] E. Assante, G. Castaldo, in Blues, Jazz, Rock, Pop – Il Novecento americano
[5] U. Eco, in Apocalittici e integrati, Bompiani, 1993
[6] articolo di D. Fricke, in Melody Maker, 1991
[7] articolo di P. A. Cantù, in Jam n°174, 2010
[8]intervista di N. Kent, in Mucchio Selvaggio, 1993
[9] intervista in Musician, 1985
[10] articolo di A. Sironi, www.storiadellamusica.it
[11] Assante, Castaldo, op.cit.
[12] Assante, Castaldo, op.cit.
[13] J. McDonough, in Shakey – A Neil Young biography
[14] Rolling Stone, 1979; da www.rocklistmusic.co.uk
[15] McDonough, op.cit


DISCOGRAFIA UFFICIALE

Buffalo Springfield – 1966 (Buffalo Springfield)
Buffalo Springfield Again – 1967 (Buffalo Springfield)
Last Time Around – 1968 (Buffalo Springfield)
Neil Young – 1969
Everybody Knows This Is Nowhere – 1969
Dejà Vù – 1970 (CSN&Y)
After The Gold Rush – 1970
4 Way Street – 1971 (live – CSN&Y)
Journey Through The Past – 1972 (soundtrack con inediti)
Harvest – 1972
Time Fades Away – 1973
On The Beach – 1974
Tonight’s The Night – 1975
Zuma – 1975
Long May You Run – 1976 (Stills-Young Band)
American Stars ‘n Bars – 1977
Decade – 1977 (antologia con inediti)
Comes A Time – 1978
Rust Never Sleeps – 1979
Live Rust – 1979 (live)
Hawks & Doves – 1980
Reactor – 1981
Trans – 1982
Everybody’s Rockin’ – 1983
Old Ways – 1985
Landing On Water – 1986
Life – 1987
American Dream – 1988 (CSN&Y)
This Note’s for You – 1988
Eldorado – 1989 (EP)
Freedom – 1989
Ragged Glory – 1990
Weld – 1991 (live)
Arc – 1991 (live)
Harvest Moon – 1992
Lucky Thirteen – 1993 (antologia con inediti)
Unplugged – 1993 (live)
Sleeps With Angels – 1994
Mirror Ball – 1995
Dead Man – 1996 (soundtrack)
Broken Arrow – 1996
Year Of The Horse – 1997 (live)
Looking Forward – 1999 (CSN&Y)
Silver & Gold – 2000
Road Rock – 2001 (live)
Are You Passionate? – 2002
Greendale – 2003
Greatest Hits – 2004 (antologia)
Prairie Wind – 2005
Living With War / Living With War RAW – 2006
Live at Fillmore East 1970 – 2006 (live, Performance Series #02)
Live at Massey Hall 1971 – 2007 (live, Performance Series #03)
Chrome Dreams II – 2007
Dejà Vu Live – 2008 (live – CSN&Y)
Sugar Mountain - Live at Canterbury House 1968 – 2008 (live, Performance Series #00)
Fork In The Road – 2009
Archives Vol.1 1963-1972 – 2009
Dreamin' Man Live '92 – 2009 (live, Performance Series #12)
Le Noise – 2010
A Treasure – 2011 (live, Performance Series #09)
Americana 2012
Psychedelic Pill 2012
Live at Cellar Door 2013 (live, Performance Series #2.5)
A Letter Home – 2014
CSNY 1974 – 2014 (live – CSN&Y)
Storytone – 2014
The Monsanto Years – 2015
Bluenote Cafè – 2015 (live, Performance Series #11)
Earth – 2016 (live)
Peace Trail – 2016
Hitchhiker – 2017 (Special Release Series #5)

APPARIZIONI (PRINCIPALI)
Woodstock: three days of peace and music - 1969
The Band: The Last Waltz – 1978
Where The Buffalo Roam soundtrack – 1980
Philadelphia soundtrack - 1995
The Bridge School Concerts vol.1 - 1997
No Boundaries – 1999
SNL25 vol.2 - 1999
Farm Aid vol.1 Live – 2000
The Bridge School Collection vol.1-5 (iTunes) 2006-2011
The Bridge School Concerts 25th Anniversary – 2011
Pearl Jam Twenty  – 2011


FILMOGRAFIA UFFICIALE

FILM / CONCERTI / VIDEOCLIP / SESSIONS
Journey Through The Past – 1972, dvd/br contenuto in Archives Vol.1
Rust Never Sleeps – 1979, dvd/br
Human Highway – 1982 dvd/br
Berlin Live – 1986, dvd
Muddy Track – 1987
Freedom Concerts – 1990
Ragged Glory – 1991
Weld – 1991
Unplugged – 1993
The Complex Sessions – 1995
Year Of The Horse – 1997, dvd
Silver & Gold – 2000, dvd
Red Rocks Live – 2001, dvd
Greendale – 2003, dvd
Neil Young: Heart Of Gold – 2006, dvd
CSNY: Dejà Vù – 2008, dvd
Get Around – 2008
Neil Young Trunk Show – 2009
Le Noise – 2010, dvd/br
Neil Young Journeys – 2011, dvd/br
Americana – 2012, br
Psychedelic Pill  – 2012, br
CSNY 1974 – 2014, br

ARCHIVES BOX SETS
Archives Vol.1 1963-1972 – 2009, dvd/bluray

DVD BONUS (allegati ai rispettivi album)
Greendale Live at Vicar Street, Dublin – 2003 (con la 1^ edizione)
Inside Greendale – 2004 (con la 2^ edizione)
Greatest Hits – 2004
Prairie Wind – 2005
Living With War RAW – 2006
Live at Fillmore East 1970 – 2006 (contenuto anche in Archives Vol.1)
Live at Massey Hall 1971 – 2007 (contenuto anche in Archives Vol.1)
Chrome Dreams II – 2007
Sugar Mountain - Live at Canterbury House – 2008 (contenuto anche in Archives Vol.1)
Fork In The Road – 2009
A Treasure – 2011, bluray
The Monsanto Years – 2015
A Letter Home – 2014 (nel box set deluxe)
CSNY 1974 – 2014
The Monsanto Years – 2015

APPARIZIONI (principali)
Celebration at Big Sur – 1969
Woodstock: 3 giorni di pace amore e musica – 1970, dvd
The Band: The Last Waltz – 1978, dvd
Live Aid – 1985, dvd
Farm Aid 2001 – dvd
Farm Aid 2003 – dvd
Farm Aid 2005 – dvd
Live 8 – 2005, dvd
The Bridge School Concerts 25th Anniversary – 2011, dvd
Pearl Jam Twenty (film & bonus dvd deluxe ed.) – 2011, dvd


BIBLIOGRAFIA
Waging Heavy Peace – 2012 (autobiografia) – ed. italiana: Il sogno di un hippie (Feltrinelli, 2012)
Special Deluxe: a memory of life & cars – 2014 (autobiografia) – ed. italiana: Special Deluxe. Racconti di vita e di automobili (Feltrinelli, 2015)


SITOGRAFIA UFFICIALE (con contributi audiovideo)
www.neilyoung.com
www.youtube.com/user/neilyoungchannel
www.youtube.com/user/farmaid
www.youtube.com/user/BridgeBenefitConcert